Binge Eating Disorder.

Ovvero il mio non-problema alimentare

3 marzo 2016/Boolimia/3 min. read

Voglia di involtini?

Se voi aveste improvvisamente voglia di involtini e ce ne fossero di bell-e-pronti nel frigorifero di casa, cosa fareste?

Tirando ad indovinare, probabilmente vi rechereste in cucina, aprireste il frigorifero, acchiappereste il piatto di involtini, lo scaldereste nel microonde e, muniti di coltello e forchetta, saziereste il vostro desiderio.

Ecco cosa farei io, invece.

Binge eating disorder - l'attesa sulle scale

Me ne starei nascosta sulle scale. La voce del telegiornale mi informerebbe che i miei genitori sono ancora in casa. Imprecherei, perché la televisione è in cucina, e se è accesa, qualcuno è in cucina. Tornerei in camera mia, fingerei per qualche minuto di interessarmi a qualsivoglia mansione, salvo poi cedere sotto il peso del pensiero ossessivo degli involtini e tornare sui miei passi. Questa volta arriverei in cucina, fingerei di bere per studiare la situazione. Scruterei mio padre, curvo sul tavolo a leggere il giornale. Sentirei mia madre, battere sui tasti del computer nell’altra stanza. Mi incazzarei, perché non ho possibilità di arrivare al cibo senza che se ne accorgano. Mi recherei in soggiorno, agguanterei un cioccolatino, facciamo due. Ma ho voglia di involtini, ho voglia di involtini freddi di frigo che mi scendano giù per la gola in pezzi enormi. Risalirei le scale e mi rimetterei al lavoro. Rumori alieni provenienti dal garage catturerebbero la mia attenzione. Fuori uno, penserei. Mangerei i tre cioccolatini. Guarderei video cretini sul web per distrarmi, salvo poi ripensare al cibo a cui non ho possibilità di arrivare durante la pubblicità del dado Star. Imprecando infilerei le scarpe, urlerei esco mentre volo giù per le scale e mi recherei al supermercato. Acquisterei pizze, muffins, patatine, wurstel e dolci di varia natura. Salirei in macchina ed estrarrei i wurstel dalla busta, aprendo la confezione con la bocca e mangiandoli freddi, crudi e viscidi. Entrerei in casa, con il bottino nascosto tra la sciarpa ed il cappotto, dopo essermi tolta le scarpe per fare meno rumore. Nasconderei il tutto sotto al letto, afferrerei le scarpe, ripercorrerei le scale al contrario, rimetterei le scarpe e sbatterei la porta d’ingresso; fingendo di essere rientrata solo in quel momento. Mangerei il resto della spesa davanti al pc, distraendomi per non pensare a quello che mi sta scendendo nello stomaco. Mi sentirei leggermente intorpidita, ma decisamente non soddisfatta. Incrocerei mia madre in cucina, e le risponderei che non c’è problema, se vuole andare a farsi il bagno, al telefono rispondo io. Sorriderei. Impaziente. Aspetterei qualche minuto fissando l’orologio da parete. Impaziente. Mi recherei in cucina, aprirei il frigorifero, imprecherei per gli scricchiolii dell’antina rumorosa, acchiapperei il piatto di involtini, lo appoggerei sul tavolo e, con le mani, li inghiottirei in due morsi.

Ecco cosa farei io. Ma io non ho voglia di involtini.

Quindi non vedo dove sia il problema.

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