Lettera al mio disturbo alimentare.

Dove tutto ha avuto inizio

28 febbraio 2016/Boolimia/5 min. read

Lettera al mio disordine alimentare.

Caro disordine alimentare,

inizio così questa lettera, non come se tu fossi il mio innamorato al fronte a cui sto destinando pensieri lontani, quanto piuttosto facendo la somma di tutti i soldi spesi in merendine, pizze, patatine, wurstel, barattoli formato famiglia di Nutella, affettati, torte, dolci da forno, dolci Balconi, dolci di pasticceria, cioccolate, altre merendine, piadine, doppie piadine, triple piadine, rustichelle e cionate da Autogrill non meglio identificate. Al conto aggiungo le sedute di terapia, i libri, i seminari, le ore passate su Youtube a guardare video motivazionali fasulli, i fazzoletti di carta consumati a quantità industriali e gli abbonamenti annuali in palestra dimenticati in fondo alle tasche di pantaloni da yoga nuovi di zecca. Caro lo sei stato per davvero. Ma, se non altro, sei riuscito nell’impresa di far dimagrire il portafoglio. Beato lui.

Io e te non ci siamo mai capiti. Ti ho sentito intrufolarti tra le pieghe delle mie articolazioni e ti ho trattato fin da subito come un intruso troppo intimo per essere ingannato. Eri il nemico sempre all’erta; il grande male da estirpare e sterminare. Non ti ho mai voluto nella mia vita, ma la verità è che ho sempre avuto bisogno di te, come l’ossigeno per respirare. Non ho mai pensato di potercela fare da sola e, anche se averti come compagno di vita è stato un continuo trascinarsi nel fango, è stato comunque meglio che attraversare la palude da sola. Almeno avevo qualcuno da incolpare, quando la melma mi risucchiava verso il basso. Vattene! Ti urlavo in faccia guardandomi allo specchio. Resta con me! Ti sussurravo la notte quando ero sicura che nessuno fosse all’ascolto.

In un certo senso, sei stato l’amico più fedele che ho avuto. Non te ne sei mai andato. Mai. Neanche quando ti ho implorato di farlo, nemmeno quando ho impiegato tutte le mie risorse per annientarti: sapevi che non ero pronta a lasciarti andare. Sei rimasto lì, con gli artigli affossati nelle mie solitudini a ricordarmi quanto dolore io fossi in grado di sopportare. Ci hai provato in tutti i modi a farmi capire quanta potenza nascondevo dentro ai miei silenzi. Ma non mi sentivo mai forte abbastanza, e quindi, con le mie incomprensioni, ti ho lasciato per le mani tutto il potere di decidere della mia vita. Non avevo coraggio. Non volevo responsabilità. Non pensavo di poter crescere. Avevo bisogno di qualcuno che mi accudisse.

Ti ringrazio, caro amico, per esserti preso cura di me anche quando io proprio non ne volevo sapere. La bimba arrabbiata che sbraita e tira pugni dentro la mia testa per non lasciarti andare fa ancora un po’ fatica ad accettare che tu non ci sarai più, nel mio futuro. Ha solo paura. Come ce l’ho io. Come ce l’hai tu. Non so cosa mi riserva il futuro, ma per ora, sono felice di poterti annunciare la fine della guerra, mio caro amico che combatti in trincea.

Goditi la pace che ci siamo guadagnati.

Comments (2)

  • Valentina / 16 marzo 2016 / Rispondi

    Nel tuo scritto…mi sono detta sono io…la mia vita in un secondo , quel amico -nemico che è sempre dietro alla porta che non ti molla mai…arrivi ad un punto che Sei stanca di lottare….sedute psicoterapeutiche..dietisti ,nutrizionisti…soldi buttati al vento…buoni propositi…ecc.ecc.Io non ho nemmeno avuto problemi con la famiglia,un marito che mi è sempre accanto nel mio calvario,,,si è un calvario….figli presenti , quindi nel mio caso ,sono io che ho un problema ,anzi chiamiamola con la parola giusta …Malattia del disturbo alimentare.Ed ora a 52 anni mi trovo ad affrontare una lotta per me ….da poco sono entrata nel centro per l’obesità della dottoressa Lilia Bertolani..persona prima di tutto umana e competente,Purtroppo sarà un cammino lungo e di pazienza e anche doloroso …dovrò subire l’intervento per laparocele…Non tanto piacevole…..E poi mi domando:”come ho fatto a ridurmi così” .La risposta la sappiamo bene…ti abbraccio con affetto,Valentina…:-) :-)! 🙂

  • (Author) Federica Fumagalli / 16 marzo 2016 / Rispondi

    Sai Valentina, spesso ci sentiamo deboli e inadeguate per colpa “del nostro difetto”, e non permettiamo davvero all’amore di chi ci sta intorno di raggiungerci. Lasciati avvicinare da chi ha deciso di amarti, nonostante tutto. Non permettere che il nostro nemico ti porti via anche questo. Grazie per le tue parole, grazie per avermi affidato la tua storia. E ti auguro tantissimo bene per il tuo intervento.

    F.

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