Relazioni bulimiche.

D'estate.

15 marzo 2016/Boolimia/7 min. read
Non è che mi ha lasciato. Se n’è andato con un’altra.anonimo

Quella volta eravamo al mare, ci stavamo abbronzando. C’erano delle strane piattaforme di legno, su cui ci mettemmo a riposare per diverse ore. Non so da dove mi uscì quel pensiero, ma tra un topless-back-side ed i Simple Plan sparati a volumi sconcertanti nelle orecchie, te lo chiesi.

“Mi prometti che non ci allontaneremo mai più?”

La tua risposta non ebbe la minima incertezza.

“No. Non te lo posso promettere.”

Forse avevo letto troppi romanzi rosa, ma ero davvero convinta che quella volta tu mi avresti risposto sì. Iniziò così il liceo: tu scegliesti un istituto diverso dal mio, e quella promessa estiva divenne l’inizio di tutto ciò che ci restava. Tu avevi le tue compagnie, io il mio cuscino da innaffiare. Non avevo mai provato un dolore così grande. Era come se una parte di me mi avesse abbandonato per sempre. Presi l’abitudine di rivivere i nostri momenti più belli prima di andare a letto. Avevo il terrore di scordarli, e non potevo permettermi che tu te ne andassi anche dalla mia testa. Avevo bruciato tutte le nostre lettere, ma me ne ero pentita subito dopo. Non posso tornare indietro, mi dicevo, mentre ricordavo quanto avevamo riso, sull’aereo, prendendo in giro lo strano signore col cappello. Non posso tornare indietro.

Anche quella volta era estate, e ci stavamo arrampicando in cima al castello. Io ero terrorizzata da quell’impalcatura di metallo demoniaco, che quando ero piccola ci avevo picchiato il naso e aveva sanguinato per ore. Ma tu volevi stare proprio lì sopra, in cima al mondo, al di sopra di tutto. Eri felice lassù. E se tu eri felice, allora lo ero anche io.

“Sei mai stata a cena da me?”

“Sì”

“Sei mai stata in auto con me?”

“No”

“Sei mai stata gelosa di me?”

“Sì”

“Quando?”

 

“Non è una domanda del gioco.”

E comunque non avrei mai potuto risponderti che ogni volta che andavi al parco e giocavi a basket con gli altri, io facevo finta di leggere tutta sola sui gradoni mentre morivo dalla voglia di essere inclusa. Sto giocando a fare la grande, mentivo, ma dentro di me sapevo che era per colpa loro che ci stavamo allontanando. Sapevo che mi stavi escludendo.

Arrivò una nuova estate. Ti avevo portato nel mio angolo di mondo preferito, ad assaporare cosa fosse la felicità. Ce ne stavamo con i piedi penzoloni a guardare la prima stella della sera; soli in mezzo a puntini gialli fluttuanti.

“Come hai fatto?”

“A fare cosa?”

“Da quando ti ho incontrata è tutto più bello. Ogni volta.”

Non ti risposi quella volta, se non con un sorriso. Era la terza volta che ricomparivi nella mia vita, dopo aver assistito alla tua silenziosa uscita di scena dalla porta sul retro; non ne ebbi il coraggio. Arrivavi, portavi con te l’illusione di risate estive senza fine. Te ne andavi, e lasciavi a me l’amaro in bocca da affogare nel dolore in fondo al piatto. Ti piacevo, ma non abbastanza, e ti avrei perso di nuovo. Lo sapevo.

 

Arrivò l’estate in cui non ti vidi tornare. Ero arrabbiata, dovevo esserlo. Avevi scelto di stare senza di me, e volevo che tu sapessi cosa si provava. Ero incazzata. In coda alla posta, mentre aspettavo. Ero incazzata. Seduta al tavolo, nei pranzi della domenica. Ero incazzata, mentre un bagliore di speranza illuminava lo schermo del cellulare. Ero incazzata, seduta sul pullman, spettratrice inconsapevole dell’amore di un anziano signore che appoggiava una mano sulla schiena di chi viaggiava insieme a lui. Ero incazzata, perché quello era il nostro gesto, e loro lo stavano depredando, mentre tu l’avevi buttato via.

 

L’estate successiva non piansi, e fu una gran bella estate. Mi baciasti a tradimento in mezzo alla strada, che ci avrebbero potuto investire. Un innocente bacio a stampo che spazzava via tutte le grandi attese. Un sorriso alcolico che non aveva niente di confuso. Due sorrisi che si allargavano in mezzo ad una via inondata di arancione. Ero felice.

“Non sai da quanto volevo farlo.”

Mi dicesti.

“Non sai da quanto ti aspettavo.”

Ti sorrisi.

Ci incamminammo verso la macchina. Ti guardai negli occhi e compresi che quel bacio sarebbe stato tutto ciò che avrei avuto da te. Era stato perfetto. Era così perfetto che era già finito. Non durava mai. Non abbastanza.

Era solo questione di tempo.
Se ne andavano tutti, prima o poi.

Add comment

© Copyrights 2017 - Storyes by Federica Fumagalli. All rights reserved / P. IVA 03840360162