Tornassi indietro, direi alla me adolescente di non farsi definire da un numero. Non importa quanto grande sia, quanto lampeggi forte o quanto ti tormenti anche di notte: non varrà mai neanche uno dei rimpianti che soffocherai a causa sua.

Nel periodo tra le medie ed i primi anni di superiori, la bilancia era diventata un’ossessione. Almeno una volta alla settimana le mie amiche si scambiavano opinioni sugli andamenti del loro peso, e io che mi vergognavo di essere la più grossa di tutti, maschi compresi, cominciai a bigiare le sessioni mattutine di umiliazione a piedi nudi, mutande e reggiseno.

 

Le settimane passavano, e continuavo ad ignorare la bilancia. Se ne accorsero in pochi, perché godevo di quel privilegio di omertà che tutti i problemi molto evidenti portano con sé: nessuno chiederebbe ad uno zoppo se oggi ha corso i cento metri. Ogni tanto qualcuno di particolarmente coraggioso sfidava la sorte. E tu Fede? Non lo so, oggi mi son dimenticata. Sempre la stessa storia. Talmente la stessa storia che alla fine smisero di chiederlo.

Le settimane divennero anni, e la prima volta che ci risalii, ad un’età che si suppone porti con sé una maggiore consapevolezza, visualizzai un numero a tre cifre. 101,9. Fu il numero che mi fece passare da una morbida ragazzotta golosa ad obesa. Voglio dire, clinicamente obesa. Ora che era certo, che avessi un problema, cominciai ad accettare anche l’idea che la mia alimentazione avesse qualcosa che non andava. Forse il mio non era una semplice questione di mangiare troppo e muoversi troppo poco. Vedere quelle quattro spaventose cifre, quel giorno, vederle lampeggiare in mezzo ai miei piedi e sapere che quella ero io, rese tutto di colpo, reale. Divenni consapevole di essere davvero così.

In quello sciagurato periodo, il mio amico Paolo tornò dal suo viaggio intorno al mondo, dopo almeno due anni e mezzo di oh ma dove sei, sei ancora in giro? Ero felicissima. Mi telefonò per dirmi che era tornato, che aveva voglia di vedermi, che avevo voglia di ascoltarlo. Birra – diciamo stasera? Diciamo che non vedo l’ora. Ma non appena attaccai il telefono mi resi conto di quello che sarebbe accaduto. Le cose erano molto diverse l’ultima volta che ci eravamo visti. Io ero diversa, 2 anni e 1/2 e 20 Kg fa. E così quella sera, mi venne il mal di testa. E così, le sere successive.

Body shame

Tornassi indietro, direi alla me adolescente di non farsi definire da battute poco divertenti dette da compagni di classe superficiali. Non che fossi perennemente bersaglio di frecciatine o bullismi; avevo amicizie decisamente troppo importanti perché si inimicassero la perenne migliore amica della più figa della classe. Ma quando non c’ero, o supponevano non ci fossi, o pensavano non sentissi, allora succedeva.

Come quella volta, al liceo. Mi ero alzata per buttare la carta. Un semplice gesto: alzarsi dalla sedia, camminare verso il cestino, appallottolare la carta e poi chinarsi, per buttare via tutto. Dal fondo della classe, due simpaticoni della 5H, approfittarono del diversivo per fuggire dalla noia di una lezione di filosofia.

 

Guarda.

No.

Guarda.

No.

Guarda, ti dico.

No! Se voglio vedere uno yacht vado a Porto Cervo.

 

Era del mio culo che stavano parlando. Era del mio culo che stavate parlando, fottuti bastardi, e se non vi fosse di troppo disturbo, gradirei che abbassaste la voce; che questa piccola grande donna passerà il pomeriggio a piangere, sul letto, chiedendosi perché, da quel giorno in avanti, si sarebbe dovuta vergognare di come sarebbe apparsa, nei movimenti più semplici, nei gesti più quotidiani. Si sarebbe chiesta dove altro avrebbe potuto buttare la carta, magari a casa, se l’avesse tenuta nello zaino fino alla fine della giornata; e sopratutto si sarebbe chiesta se altri, oltre a lei, avevano sentito ciò che avevate detto, e se avessero finito per essere d’accordo, dimenticando presto, con una risata.

Body shame

Tornassi indietro, me adolescente, ti direi che sei molto più di questo.

Solo che ancora non lo sai.

Comments (1)

Add comment

© Copyrights 2017 - Storyes by Federica Fumagalli. All rights reserved / P. IVA 03840360162